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Palestina-Israele: La guerra infinita

 

 

 

 

 

 

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Times Online

The Independent

The New Zealand Herald

 

La notizia vista dalla stampa anglosassone

 

di Angelo Di Manno

 

Al diciannovesimo giorno di scontri a Gaza, ha superato quota mille il numero di vittime palestinesi. E 300 sarebbero bambini. Fa qualche passo avanti la diplomazia: l’Egitto ha annunciato ieri (15/01/09) il si di Hamas a una tregua con Israele, anche se poi il movimento islamico ha confermato solo di “stare studiando” la proposta egiziana. Ma finirà mai questa guerra? Prima della tregua, data ormai per imminente, “fase tre” di Piombo fuso? Sembra proprio di sì,anche se politici e militari israeliani non hanno dotato di una etichetta precisa la massiccia offensiva scatenata ieri (15/01/09) contro la città di Gaza. Colpiti tre ospedali, colpito il moderno edificio dei media da dove radio e tivù arabe collaboratori della Bbc e d’altre televisioni occidentali trasmettono, con difficoltà, raccontando massacro e distruzione.

 

IL PUNTO

Si aprono spiragli per una possibile tregua a Gaza. Hamas non ha respinto il piano egiziano e oggi (16/01/09) il negoziatore israeliano Gilad sarà al Cairo. Ecco quanto ha detto il ministro degli Esteri francese Kouchner sull’accaduto, riportato dal quotidiano britannico Times: “Ci sono ancora ostacoli importanti ma si disegnano i contorni per un cessate il fuoco”.

Il quotidiano The Independent invece si sofferma sulla cruda frase detta da Osama Bin Laden, che si fa sentire ancora sul web: “Guerra Santa per la Palestina!”

I quotidiani anglosassoni tendono a sottolineare l’importanza della reazione del neo-presidente degli Stati Uniti al seguito del suo insediamento.

La testata giornalistica The Guardian infatti riporta la linea che la nuova amministrazione americana seguirà riguardo al conflitto in Medio Oriente, questa al momento costituisce un punto interrogativo. Alcuni elementi fanno propendere per un atteggiamento di Obama filo israeliano, altri no. Quest’ultimi messi in evidenza dal Times: sicuramente all’inizio della sua avventura politica e durante le prime fasi dell’ultima campagna elettorale, Barak Obama era considerato, se non proprio filo palestinese, quanto meno molto sensibile alle sofferenze delle popolazioni della Striscia di Gaza. Addirittura, la sua più acerrima nemica alle primarie, Hillary Clinton, aveva scatenato contro di lui una campagna stampa che insinuava una sua segreta fede musulmana, fino ad allora tenuta appositamente nascosta dal governatore dell’Illinois.
Ora le cose appaiono diverse, come riporta il
The Independent. Il popolo palestinese, e il mondo arabo in generale, non ha gradito il silenzio del nuovo presidente degli Stati Uniti circa la guerra che in questi giorni sta infiammando Gaza. Dalle Hawaii, dove Obama ha trascorso le vacanze di Natale, non è giunta una sola dichiarazione di solidarietà alle vittime palestinesi del conflitto, che in questi giorni hanno superato le mille unità. Non una parola, non un commento. Alcuni hanno considerato tale silenzio una chiara dimostrazione di pensiero filo israeliano; altri, un semplice voler far concludere al predecessore Bush il suo mandato senza troppe interferenze.

A dare un poco di chiarezza ci pensa l’ex first lady Hillary Clinton che, secondo quando riportato dal The Guardian, ha assicurato: “L’amministrazione del presidente-eletto statunitense Barack Obama farà ogni sforzo per arrivare alla pace tra israeliani e palestinesi. Obama e io capiamo e siamo solidali con il desiderio di Israele di difendersi nelle circostanze attuali e di essere libero dal lancio di razzi da parte di Hamas”. Ma poi ha poi aggiunto: “Tuttavia, siamo consci anche dei tragici costi umanitari del conflitto in Medio Oriente e addolorati dalle sofferenze dei palestinesi e dei civili israeliani”.

Il quotidiano New Zealand Herald, dall’altra parte del mondo invece si sofferma sulla reazione di altri stati come Venezuela, Qatar, Turchia e Mauritania.

Il Venezuela ha deciso di interrompere tutti i rapporti diplomatici con Israele in segno di protesta per l'offensiva militare in corso da 20 giorni nella Striscia di Gaza. La decisione del presidente Hugo Chavez giunge dopo che, il 6 gennaio, Caracas ha deciso di espellere dal suo territorio l'ambasciatore dello Stato ebraico e sette membri dello staff dell'ambasciata.

Mauritania e Qatar hanno deciso di congelare le relazioni politiche ed economiche con Israele a causa dell'operazione 'Piombo Fuso' lanciata 20 giorni fa dai militari dello stato ebraico contro lo Striscia di Gaza. Come riferisce l'emittente satellitare 'al-Jazeera', l'annuncio è stato dato dai due paesi nel corso del vertice dei capi di stato arabi in corso a Doha.


La Turchia mostra la sua posizione attraverso le parole del suo premier riportate dal
New Zealand Herald testata giornalistica della Nuova Zelanda.
“Israele dovrebbe essere tenuto fuori dalle sedi delle Nazioni Unite perchè ignora la richiesta dell'organismo di fermare i combattimenti a Gaza”. Lo ha affermato il premier turco Recep Tayyip Erdogan ad Ankara, prima dell'arrivo del segretario generale Onu Ban Ki-moon, atteso nella capitale turca proprio per colloqui su Gaza. "Come mai questo paese, che ignora completamente e non adotta le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, è autorizzato ad attraversare i cancelli dell'Onu?".