Una settimana di editoriali
Gli editoriali di Panorama,Il Venerdì di
Repubblica,L’espresso
di Giovanni Luca Buscemi
Panorama in edicola giovedì 13 novembre dedica la copertina
alla medicina,titolando: ”Come liberarsi dal mal di testa”.
L’editoriale
“Perché l’Italia non avrà Obama” è affidato alla penna autorevole del
direttore,Maurizio Belpietro,che con la consueta ironia tenta di tracciare un
parallelismo tra il Partito Democratico vincitore alle elezioni Usa e il Pd
italiano e tra i rispettivi leader Barack Obama e Walter Veltroni:”
Tra Veltroni e Obama l’unica similitudine
possibile è che entrambi sono esponenti di partiti che si autodefiniscono
democratici: ma, oltre al nome, il Pd italiano e quello a stelle e strisce non
hanno quasi niente in comune. Diversa la storia (l’uno è l’evoluzione della
specie del più grande partito comunista dell’Occidente, l’altro del più grande
partito liberal del Nuovo mondo), diversi i programmi. Ma differente è
soprattutto la carriera dei due leader: Veltroni è in politica da 32 anni, è
stato eletto parlamentare per la prima volta 21 anni fa e ha vinto delle
primarie costruite su misura per lui; Obama nel 2004 era ancora un borsista
dell’Università di Chicago e solo tre anni fa è diventato senatore e le
primarie se le è sudate”.
Per Belpietro la domanda
fondamentale è quindi “potrà mai da noi spuntare uno sconosciuto che in tre
anni sbaraglia la concorrenza dei burocrati di partito e diventa capo del
governo?[…] La
verità è che da noi uno sconosciuto non ha nessuna chance di arrivare dov’è
arrivato Obama e non già perché non ci siano giovani uomini e
donne che abbiano voglia di
emergere, di rompere gli schemi. E neppure perché questi giovani non abbiano il
denaro per finanziarsi una candidatura. Più semplicemente non abbiamo un Obama
perché nessuno degli aspiranti è disposto a rinunciare a una carriera
promettente (in un ateneo, nel caso del presidente Usa), accollandosi il
rischio di una campagna elettorale.”
Il Venerdì di Repubblica del 14 novembre
dedica la copertina al regista Roman Polanski.
Il supplemento settimanale
di Repubblica propone poi al suo interno una combinazione di 4 mini editoriali
affidati rispettivamente a Giorgio Bocca,Curzio Maltese,Piero Ottone e Paolo
Garimberti.
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“Perché le
previsioni sulla crisi non facevano notizia” è il titolo dell’articolo di Giorgio Bocca,che imputa le maggiori
responsabilità all’influenza sul sistema pubblicitario sull’editoria:”La
direzione dei giornali e delle televisioni non è più,come nel Novecento, di un
politico o di un imprenditore,ma della pubblicità,che non si occupa della
realtà ma delle immagini.[…]Questo dominio totale della pubblicità ha portato
alla morte per estinzione del giornalismo d’inchiesta.”
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Curzio Maltese torna sul tema più discusso di
queste ultime settimane,interrogandosi se sia possibile un “obama italiano”:”La
domanda vale più della risposta,ovvia:no. Sarebbe già un miracolo dare i
diritti di cittadinanza ai figli di immigrati nati e cresciuti qui.”
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Piero Ottone si
concentra sull’incomprensibile linguaggio della burocrazia,che“parla come un
oracolo.[…]Altrove,le dichiarazioni sono semplici,lineari,comprensibili;è un
deficit di intelligenza se coloro che lo redigono in Italia non sanno renderle
altrettanto comprensibili?”
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Paolo Garimberti
si occupa di politica internazionale,concentrandosi sull’ “Af-Pakistan, dove la
democrazia è un rischio”. Il neologismo è dovuto al fatto che Garimberti
considera l’Afghanistan e il Pakistan “in realtà un problema solo.”
L’Espresso in edicola venerdì 14 novembre dedica la copertina al
Ministro Renato Brunetta,rimandando all’articolo-inchiesta dal titolo ”Quel
furbetto di Brunetta”,nel quale si rivela “la vera storia del ministro anti-fannulloni, la trasferta a Teramo per
diventare professore, la casa con sconto dall'ente,il rudere che si muta in
villa,le assenze in Europa e al Comune.”
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L’Antitaliano: Giorgio Bocca per la sua consueta rubrica propone un
articolo dal titolo “Piccoli gerarchi crescono”,descrivendo dal suo punto di
vista l’attuale situazione politica italiana,che sarebbe caratterizzata da un
dilagante fenomeno di neo-fascismo,”un filo nero,che può essere
spezzato,sotterrato,ma che continua a dipanarsi nella nostra storia. […]Il ritorno dei fascisti, se non del fascismo
come regime, è un dato di fatto: ci sono di nuovo, nel governo, nei giornali,
nella radio, nell'editoria, nel cinematografo, persino nelle canzoni. Noi
antifascisti ci consoliamo dicendo che sono tornati per conto terzi, come negli
anni Venti dicemmo che erano arrivati per conto dei capitalisti, del Vaticano,
della monarchia, del venerdì nero di Wall Street, ma allora come adesso
sappiamo che sono arrivati o tornati perché in Italia c'erano da sempre, dai
tempi degli antichi romani o del Rinascimento, delle milizie nere nelle guerre
civili. Ci sono di nuovo e, come sempre, vogliono impadronirsi di tutto, anche
del loro contrario, anche dell'antifascismo”. L’anziano giornalista sottolinea poi
come “ Un fascismo come quello littorio è impossibile, ma l'autoritarismo, le
persuasioni occulte o retoriche o consumistiche, il 'lei non sa chi sono io', i
milioni di gerarchi in pectore, e soprattutto il piacere di servire i più
forti, sono di nuovo fra noi.”
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Senza
Frontiere: Andrzej Stasiuk intitola la sua rubrica “Quel
fuoco di Varsavia” attenzionando quello che definisce come “ il libro più ampiamente e più violentemente dibattuto
nel mio Paese” cioè 'Kinderszenen, Scene d'infanzia' del poeta e saggista Jaroslaw
Marek Rymkiewicz,che ricostruisce l’insurrezione di Varsavia del 1 agosto
1944:” Durante la guerra Rymkiewicz aveva nove anni e abitava a Varsavia. Nel
libro descrive la sua esperienza di bambino di allora e sostiene che essa fu
fondamentale per la sua vita intera. Al tempo stesso propone la tesi che
l'esperienza dell'insurrezione sia stata fondamentale per tutta la nazione. Le
eroiche vittime dell'insurrezione costituiscono una sorta di mito di fondazione
della Polonia nel suo insieme.”
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Potere&Poteri:
Perentorio il titolo
scelto da Piero Ignazi,”Servono nuovi leader”. Nella sua analisi dell’attuale
situazione politica italiana,il giornalista evidenzia come ”al di là di sconsolanti considerazioni sulla qualità
della presente offerta governativa, quello che preoccupa maggiormente è la
concezione della politica che questi esempi segnalano: la divisione del campo
in amici o nemici e l'uso del potere come un maglio che cala contro tutti
coloro che non sono ossequienti.[…] Finora comunque il governo non ha avuto
modo di esercitare in corpore vili la sua pulsione aggressiva. Sono mancate le
occasioni propizie e sono quindi rimasti nel cassetto i consigli dati
dall'ineffabile ex presidente della Repubblica - e soprattutto ex ministro
dell'Interno - Francesco Cossiga di riempire le manifestazioni studentesche di
infiltrati e di provocatori e poi di spaccare la testa a studenti e insegnanti
tanto per far capire chi comanda.”