CGIL in piazza. Unità sindacale addio?
La notizia vista da
di Gabriele Mirabella
Lo
sciopero generale del 12 dicembre 2008 ha visto i sindacati spaccarsi: l’ha
organizzato solo CGIL, infatti, per protestare contro la politica economica del
governo.Gli altri sindacati confederali si sono dissociati ed hanno anzi
attaccato il segretario della CGIL Epifani, così come ha fatto, in maniera più
netta, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Lo sciopero è stato
comunque meno incisivo del previsto, vista la concomitanza con un’ondata
violenta di maltempo che ha fatto diminuire la partecipazione.
“Ieri
c’è stato lo sciopero generale organizzato solo dalla CGIL. I problemi aperti
dalla crisi economica, finanziaria, sociale rimangono oggi irrisolti, anzi sono
destinati ad aggravarsi. Cosa fare? Certo non un altro sciopero generale”. Con
queste parole si apre l’editoriale di Giorgio Benvenuto, ex sindacalista,
sull’edizione del 13 dicembre de Il
Messaggero. Il punto del dibattito (anche politico) è proprio l’opportunità
o meno di scioperare nonostante la crisi economica. Crisi che è comunque alla
base delle manifestazioni che hanno visto partecipare, secondo la CGIL, un milione
e mezzo di persone in tutta Italia. “«Lo sciopero
serve - ha detto il segretario generale della CGIL, Epifani - e io sono
anche convinto che la durezza della crisi costringerà il Governo a fare sul
serio e dovrà tenere conto delle proposte della CGIL che sono serie». «Lo
sciopero è sempre un mezzo per avere degli obiettivi, mai un fine. Io credo che
gli obiettivi dello sciopero sono giusti»”. L’obiettivo è il cambiamento di
rotta del governo, contro “l'«insufficiente» manovra anticrisi del governo e
per chiedere «più lavoro, più salario, più pensioni, più diritti», come recita
lo slogan della mobilitazione”.
Nell’edizione dell’11 dicembre l’attenzione era
rivolta allo scontro tra i segretari generali di CGIL e CISL. “«Domani i nostri colleghi sciopereranno contro
la jella», ha attaccato il segretario della CISL riferendosi
allo sciopero generale indetto dalla CGIL. «Tutti sono capaci a fare
l'elenco delle cose che non vanno - ha aggiunto Bonanni - una astensione di
questo tipo richiederebbe una classe dirigente più unita ma tutti sono smarriti
da una crisi che non ci aspettavamo».” Epifani aveva risposto che la
manifestazione sarebbe stata “contro le scelte del governo”.
La
protesta ha diviso i sindacati, che invece l’editorialista Benvenuto avrebbe
voluto vedere uniti: “Quando ero segretario generale dei metalmeccanici (1969 –
1976) e della Uil (1976 – 1992) ho proclamato assieme a CISL e CGIL diversi
scioperi generali ma mai, dico mai, in quel lungo periodo di tempo si è fatto
in Italia uno sciopero generale organizzato da uno solo dei tre sindacati
confederali”.
La
spaccatura avvenuta a livello sindacale si è riflessa, prevedibilmente, anche
sull’arena politica: “Silvio Berlusconi da Bruxelles
ha ribadito che lo sciopero della CGIL è «il contrario di quello che
si doveva fare». Il Pd invece, diviso tra chi ha partecipato ai cortei e chi
no, invita le tre sigle sindacali a riprendere il cammino verso l'unità.
Apprezzamenti allo sciopero invece sono arrivati dalla Sinistra antagonista,
che ha letto nella manifestazione l'inizio di una stagione di lotte
sociali in grado di cambiare anche il quadro politico”.
A Bologna Epifani, che ha tenuto un comizio di fronte
a 200mila lavoratori, ha sostenuto che “di fronte a una crisi eccezionale, secondo qualcuno la peggiore di
sempre, e di cui non sappiamo nulla, il governo non fa sostanzialmente nulla.
Il contributo aggiuntivo stanziato per la crisi è pari a zero, il governo non
mette nulla. A differenza di Gran Bretagna con 20 miliardi, Francia con 26,
Spagna con 13, per non parlare degli Usa. Ma perché tanti braccini corti quando
bisognerebbe allargare le mani e allargarle bene?”
Lo
sciopero ha comunque registrato un’adesione non altissima a causa dell’ondata
di maltempo che ha colpito l’Italia net giorno della manifestazione. Proprio
per questo motivo la CGIL ha revocato lo sciopero dei dipendenti delle Ferrovie
e dei dipendenti del trasporto pubblico di Roma, la città maggiormente colpita
dal nubifragio.
Tra
i sindacalisti sono in molti a non rispecchiarsi nelle scelte della CGIL, che
ha infranto l’unità sindacale: scrive Giorgio Benvenuto che “i limiti economici
e sociali pure evidenti nelle scelte del Governo, l’insufficiente respiro
strategico della legge finanziaria, l’andamento sussultorio delle proposte di
riforma non si combattono con le vecchie ritualità e il vetusto armamentario
ideologico. Il Governo si vanta di approvare provvedimenti economici complessi
in poche ore. Sbaglia. Ma sbaglia di più, molto di più chi si ostina a
perpetuare quelle tecniche e quelle tattiche che la globalizzazione e la crisi
dell’economia e della finanza hanno ormai trasformato in un inutile e polveroso
reperto del passato”.
Sulla
stessa linea anche Bonanni, segretario generale della CISL: “è un errore di
portata storica. Contro la crisi non servono la piazza e il conflitto. Bisogna
dimostrarsi capaci di essere anche formica, non solo grillo parlante”.
Giorgio
Benvenuto conclude la sua analisi con un’analisi della situazione del mercato
del lavoro e di una possibile soluzione, o quantomeno, una strada percorribile
dai sindacati attraverso l’unità: “La situazione economica è destinata ad
appesantirsi: i giovani sono ancora più lontani dal lavoro; l’occupazione è a
rischio nel settore manifatturiero (la Fiat ad esempio, in due mesi, a dicembre
e a gennaio sarà aperta per lavorare solo per pochi giorni), il potere
d’acquisto degli stipendi, dei salari, delle pensioni, sarà sempre più eroso. È
il momento della proposta: devono prevalere i riformisti e non gli agitatori.
Il sindacato italiano ha una sua caratteristica; ha nei suoi momenti migliori
contrastato le spinte corporative, ha sviluppato il senso della confederalità,
ha tenuto conto degli interessi generali del Paese. Dopo lo sciopero generale,
al di là delle stucchevoli dispute sulla entità della partecipazione dei
lavoratori alle manifestazioni, va ritrovata una strategia unitaria da
verificare nel mondo del lavoro”